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L'archivio del Monastero di San Giovanni Evangelista ha tutta l'aria di essersi costituito nei secoli in base a schemi assolutamente spontanei. Il senso attuale della Comunità è certamente anche frutto di elementi interni all'archivio stesso. La tendenza del cenobio  mirava da un lato a formare una grande biblioteca che riflettesse l'insieme dei bisogni culturali e spirituali delle monache, dall'altro vedeva dipanarsi un rapporto specialissimo con l'archivio che è sorto sul tessuto di una famiglia monastica che oggi più che mai ne avverte il senso di appartenenza, ne apprezza l'esistenza e provvede alla sua conservazione e tutela.

Intorno al sostanzioso gruppo omogeneo costituito da una ottantina di pergamene che partono dall'anno 1134 per giungere alla prima metà del XVIII secolo, si sono formati, soprattutto negli ultimi cento anni, nuclei di studiosi di assoluto rilievo come Giovanni Guerrieri, Pier Fausto Palumbo, Michela Doria Pastore,Antonio De Meo, sr. Maria Giovanna Valenziano e altri non meno autorevoli di quelli appena citati. Il fondo membranaceo, il più antico in assoluto, è costituito da documenti pubblici e privati. Fra i primi, pregiatissime risultano alcune bolle papali che fanno da contraltare a diplomi regi e imperiali. Fra i secondi, rappresentano la maggioranza molteplici strumenti notarili di compravendita, donazioni, costituzione di doti monastiche, ecc. Un'altra ventina di pergamene non riguarda in modo diretto il Monastero.

 Piuttosto rare risultano le fonti documentarie relative ai secoli Sei e Settecento anche se possiamo supporre che la consistenza dell' archivio dovesse essere molto vasta anche per queste epoche tanto da farci ragionevolmente pensare che buona parte del materiale documentario, nel corso del tempo, sia andato disperso per cause ancora sconosciute. Tuttavia, una fonte particolarmente interessante, custodita nell'archivio monastico, è certamente la Platea dell'anno 1691 che risulta indispensabile per comprendere i complessi meccanismi riguardanti la costituzione e la gestione del patrimonio del Monastero.

Per quanto concerne il sostanzioso nucleo dei registri di introitus et exitus, che risulta assolutamente completo a partire dal 1748 fino ai giorni nostri, c'è da dire che, a saperne interpretare in modo corretto il linguaggio, non sarà certamente un caso che in esso si rinvengano notizie relative al patrimonio, all'amministrazione, al culto, all'alimentazione, all'abbigliamento, alle opere caritative, allo stato di salute delle consacrate e a numerosi spunti di riflessione interessanti, pur se da soli non bastano, per uno studio approfondito sulla spiritualità conventuale femminile di stampo benedettino operante nella città di Lecce.

Occorre infine tener presente, attraverso l'esame delle fonti di questo archivio monastico, che intorno ai due secoli Otto e Novecento si evidenzia un lento e continuo arricchimento della documentazione secondo una tendenza archivistica originale per la quale non v' è alcuna distinzione, ma consequenzialità fra archivio storico, archivio di deposito e archivio corrente. E' questa una modalità sostanzialmente nuova, ma non certamente unica, di custodire le fonti documentarie da interpretarsi come una risposta positiva di una famiglia benedettina antichissima che dall'anno 1133, con una perseveranza non scontata né facile, giorno dopo giorno, ha voluto conservare le proprie memorie storiche in modo unitario senza operare alcuna separazione delle fonti.